Many ways to Termillo
Tornare in uno dei posti dove abbiamo mosso i primi passi nel freestyle ci emozionava un po’. Rivedere i luoghi frequentati per anni e poi, per un motivo o per un altro, persi di vista fa sempre un certo effetto.
Ma non c’è malinconia nei nostri pensieri. Non ci stiamo tornando con il bastone e la dentiera ad accompagnare i nipotini con lo slittino, ma ancora più incazzati di quando ce ne siamo andati: sempre con gli scarponi ai piedi, armati di pale e oltretutto con qualche anno di esperienza in più.
Tanti sono gli aneddoti che il Nico può raccontare di queste montagne, almeno quanti sono i tornanti che da Rieti portano al Terminillo. Del resto lui è davvero un local qui, lo conoscono in molti e perfino i poliziotti sembrano ricordare la sua faccia…
Ancora immersi nei nostri ricordi arriviamo a destinazione e dobbiamo fare i conti con una sorpresa che non ci aspettavamo proprio: la strada per Leonessa è ancora chiusa per neve e le ruspe stanno lavorando per liberare la carreggiata. E’ normale a ridosso di Maggio?
Ci tocca abbandonare l’idea di fare il fantomatico salto della strada su cui abbiamo fantasticato per un intera settimana, e avventurarci alla ricerca di uno spot che possa fare al caso nostro.
E a quanto pare il weekend è tutt’altro che buttato…
I modi di ridare il Terminillo sembrano infiniti. Ad ogni curva troviamo qualcosa che cattura la nostra attenzione e alla fine quasi storditi decidiamo di metterci all’opera su un wallride veramente scenografico. La costruzione in cemento, risalente più o meno agli anni ’60 è la partenza di una incredibile seggiovia a 1 posto, di quelle senza poggiapiedi!!!
Dopo un breve summit su come usare il wall: “lateralmente o frontalmente?” optiamo per la prima soluzione, più alla moda e che ci permette di provare diversi trick.
Già dai primi tentativi tuttavia, incappiamo nel limite di questa struttura: il landing. Per andare grossi e sfruttare tutta l’altezza siamo costretti ad atterrare un pò in salita…… Il vero tick diventa azzeccare la velocità e prepararsi ad un bel ‘piattone’!
Al calar del sole, belli stanchi e con i menischi da buttare, rincasiamo se non altro per conservare qualche cartuccia per l’indomani……. La voglia di sentire l’aria sotto la tavola non è svanita e il giorno dopo ci ritroviamo su un pendio a circa 2000m di quota, a picco sulla strada e sotto il sole.
L’intento è di costruire una spina su un enorme accumulo di neve appoggiato sul fianco di un colle e pronto a venire giù da un momento all’altro… A suggerirci questo scenario apocalittico è stata una grossa slavina caduta pochi istanti prima qualche centinaio di metri più a monte.
Insieme alle lastre e ai blocchi di ghiaccio si sono staccati molti sassi che sono rotolati giù a valle emanando un grosso fragore e lasciandoci un po’ perplessi sul da farsi…
Quando è venuto il momento di saltare ognuno di noi ha dato tutto quello che poteva, esaurendo le ultime energie rimaste dopo la costruzione della struttura.
Ad ogni run la lunga risalita a piedi precede un vero e proprio lancio nel vuoto, con soli 7/8 metri di rincorsa ripidissima e la strada come unico riferimento sullo sfondo…..
Credo di poter dire che questo weekend di fine stagione, denso di emozioni così diverse tra loro, ci ha fatto crescere un po’ tutti.
Un unico filo conduttore ci ha guidato ed ha concatenato tutti gli avvenimenti, impedendo che le difficoltà ci fermassero in un “bho? Che famo??”: la convinzione di riuscire a trovare un modo per vivere e sfruttare questa montagna, di inquadrare uno spot e farlo, di voler ancora accrescere il nostro bagaglio di freestyle.
Posted in Report Tags: Alberto Martinelli, Andrea Bertollini, Appennino, Daniele Conti, Federico Marchi, Jibbing, Nicolò Cimini, RITM, Terminillo | 10 Comments »






























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