10 Anime alla ricerca del paradiso (parte 2)
Enjoy riding the Calderone by SavageClick & Giorgia Silvestri
Ore 5.00: un sole incredibilmente rosso inonda di luce la camerata. E’ mattino, ma ancora non è ora di abbandonare il rifugio. Ci restano un paio d’ore di sonno, per recuperare le forze, riposare le “membra stanche” dalla salita del giorno prima, e poi….. il meglio stava arrivando!
E così, dopo una notte stretti nei nostri sacchi a pelo a 2400 m, con i cuori palpitanti di emozione e in fermento per la giornata che ci attende, raccolte le nostre energie, ci svegliamo. E allora, daje ragazzi: infilate le tute, allacciate gli scarponi, giù le mascherine, che finalmente quello per cui siamo venuti si sta per compiere.
Sono le 7.00am del 14 giugno 2009 e ci stiamo preparando a “ridare” il Gran Sasso! Lasciamo il Franchetti alle spalle ed eccoci di nuovo in marcia.
Dopo un’ora di salita, su una parete di neve a dir poco ripida, tavole in spalla e racchette ben salde in mano, raggiungiamo il nostro piccolo Eldorado, una spianata di neve lucente adagiata tra il Corno Grande ed il Corno Piccolo del Gran Sasso……. Di fronte a noi si apre il Calderone!
Siamo in cima all’Abruzzo, 2630m sopra il livello del mare. Qualcuno questo lo chiamerebbe paradiso. Un posto in cui non si tratta di “andare grosso” o “girare forte”, ma solo di vivere, respirare, scivolare a fuoco sulla neve acquosa di giugno. Per scaldarci e divertirci un po’ trascorriamo la mattinata in questa conca nevosa, complice un piccolo kiker. La luna e i due picchi del Gran Sasso i nostri spettatori.
Il motivo per cui siamo arrivati fino qua tuttavia è solo uno: “ridare” le pareti del nevaio fin dove fosse stato possibile, assaporare l’ultima neve, pervasi da quel senso di libertà che il freeride ti dona.
Se la scalata aveva messo a dura prova i nostri fisici cittadini, ora la Montagna e i suoi pendii possono ripagarci a pieno! E’ ora di iniziare la discesa, di sentire l’aria sul viso e la neve schizzare via sotto le nostre curve, di compiere la nostra missione.
Una breve pausa al rifugio che ci aveva ospitati per la notte e via di nuovo giù rapidi e felici. Ancora con la tavola allacciata ai piedi, tra passaggi sempre più impervi tra le rocce, scendiamo di quota ancora più sotto del Franchetti saltando una parte del percorso segnalato. I residui di un antica frana (macigni grandi come macchine) ci chiudono la via. Superarli vi assicuro che non è affatto facile. Dobbiamo inventare una strada per riallacciarci al sentiero.
Passaggi stretti, rocce e ripidi sentieri innevati, rischiano di farci finire a gambe all’aria, fino a quando circa 400m più a valle torniamo ad immergerci in una rinfrescante nebbia.
Quasi due ore più tardi siamo ancora in cammino, stanchi, ma appagati e soddisfatti. Siamo di nuovo su un prato verde fiorito. Alle nostre spalle la montagna appena conquistata…
…e davanti a noi il mondo e mille nuove avventure!
Posted in About us Tags: Federico Marchi, Gran Sasso, rifugio Franchetti | 2 Comments »






































































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