10 Anime alla ricerca del paradiso (parte 2)

Giugno 30th, 2009 by Savage Click

Enjoy riding the Calderone by SavageClick & Giorgia Silvestri

Ore 5.00: un sole incredibilmente rosso inonda di luce la camerata. E’ mattino, ma ancora non è ora di abbandonare il rifugio. Ci restano un paio d’ore di sonno, per recuperare le forze, riposare le “membra stanche” dalla salita del giorno prima, e poi….. il meglio stava arrivando!

Giorgia Silvestri

E così, dopo una notte stretti nei nostri sacchi a pelo a 2400 m, con i cuori palpitanti di emozione e in fermento per la giornata che ci attende, raccolte le nostre energie, ci svegliamo. E allora, daje ragazzi: infilate le tute, allacciate gli scarponi, giù le mascherine, che finalmente quello per cui siamo venuti si sta per compiere.
Sono le 7.00am del 14 giugno 2009 e ci stiamo preparando a “ridare” il Gran Sasso! Lasciamo il Franchetti alle spalle ed eccoci di nuovo in marcia.

rifugio Franchetti salita sul Gran Sasso Giorgia Silvestri

Dopo un’ora di salita, su una parete di neve a dir poco ripida, tavole in spalla e racchette ben salde in mano, raggiungiamo il nostro piccolo Eldorado, una spianata di neve lucente adagiata tra il Corno Grande ed il Corno Piccolo del Gran Sasso……. Di fronte a noi si apre il Calderone!

the crew

Siamo in cima all’Abruzzo, 2630m sopra il livello del mare. Qualcuno questo lo chiamerebbe paradiso. Un posto in cui non si tratta di “andare grosso” o “girare forte”, ma solo di vivere, respirare, scivolare a fuoco sulla neve acquosa di giugno. Per scaldarci e divertirci un po’ trascorriamo la mattinata in questa conca nevosa, complice un piccolo kiker. La luna e i due picchi del Gran Sasso i nostri spettatori.

Gran Sasso Gran Sasso

Il motivo per cui siamo arrivati fino qua tuttavia è solo uno: “ridare” le pareti del nevaio fin dove fosse stato possibile, assaporare l’ultima neve, pervasi da quel senso di libertà che il freeride ti dona.
Se la scalata aveva messo a dura prova i nostri fisici cittadini, ora la Montagna e i suoi pendii possono ripagarci a pieno! E’ ora di iniziare la discesa, di sentire l’aria sul viso e la neve schizzare via sotto le nostre curve, di compiere la nostra missione.

Sabina Mazzoleni Giorgia Silvestri Sabina Mazzoleni Federico Valeri

Una breve pausa al rifugio che ci aveva ospitati per la notte e via di nuovo giù rapidi e felici. Ancora con la tavola allacciata ai piedi, tra passaggi sempre più impervi tra le rocce, scendiamo di quota ancora più sotto del Franchetti saltando una parte del percorso segnalato. I residui di un antica frana (macigni grandi come macchine) ci chiudono la via. Superarli vi assicuro che non è affatto facile. Dobbiamo inventare una strada per riallacciarci al sentiero.
Passaggi stretti, rocce e ripidi sentieri innevati, rischiano di farci finire a gambe all’aria, fino a quando circa 400m più a valle torniamo ad immergerci in una rinfrescante nebbia.

Giorgia Silvestri discesa tra i massi defaticamento...

Quasi due ore più tardi siamo ancora in cammino, stanchi, ma appagati e soddisfatti. Siamo di nuovo su un prato verde fiorito. Alle nostre spalle la montagna appena conquistata…

Gran Sasso

…e davanti a noi il mondo e mille nuove avventure!

sopra le nuvole

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10 Anime alla ricerca del paradiso (parte 1)

Giugno 21st, 2009 by Savage Click

Racconto di un escursione estiva sul Gran Sasso

sopra le nuvole

Località di partenza: Sella di Cima Alta ca. 1800 m (non segnata sulla carta), Prati di Tivo.
Ore 13.00 comincia il nostro viaggio.

Circondati da una nebbia che lasciava poco all’immaginazione subito il senso dell’orientamento viene meno e ci ritroviamo a camminare su di un isola incantata avvolta nel mistero delle nuvole; poco dopo anche il tempo non avrebbe più significato molto per noi: ore che diventano minuti e istanti lunghi una vita per l’intensità delle sensazioni che quei luoghi suggeriscono.
Ed è proprio l’emozione di un attimo, un secondo, il tempo per notare un piccolo squarcio in quel muro di nebbia, che ci dà la forza e la determinazione per affrontare il lungo cammino che ci attende. Il nevaio è proprio là subito dietro a quella fitta coltre di nubi.

salita verso il Gran Sasso salita verso il Gran Sasso Gran Sasso

Siamo appena ad 1/3 di questo viaggio ed ecco un primo presagio dell’effettiva esistenza di un paradiso in questa vita. Lungo la nostra strada si erge un rudere, circondato di fiori, che fa da riparo ad una statua della Madonna, evanescente. Abbiamo raggiunto la Madonnina (2028m). Da qui al rifugio ci sono ancora circa 400 metri di dislivello.

altare della Madonnina indicazione per il rifugio Franchetti verso il rifugio

Per raccontare il sentiero che stiamo percorrendo non ci sono parole più intense di quelle di Luca Mazzoleni, lo stesso uomo che ci attende al rifugio Franchetti (2433m) dove pernotteremo. La sua descrizione nella bellissima guida di sci alpinistico “La Montagna Incantata” (Porzi editore) assume a tratti toni Tolkieni da “Signore degli Anelli”.

Dalla Madonnina “si sale la cresta verso le balze rocciose del Corno Piccolo, che si aggirano alla base sulla sinistra percorrendo il delicato Passo delle Scalette, da affrontare generalmente senza sci e con attenzione. Superato il Passo si è nel Vallone delle Cornacchie, chiuso ai lati dalle incombenti pareti dei Due Corni e sospeso a valle sulle dolci colline dell’Abruzzo teramano. Si batte traccia sul lato destro del Vallone, a prudente distanza dalla parete est del Corno Piccolo che, esposta al primo sole del mattino, scarica spesso neve e pietre. Si passa davanti alla Grotta delle Cornacchie e poco dopo un acuminato obelisco accostato alla parete si attraversa il pendio verso sinistra, con una lunga diagonale in direzione del rifugio Franchetti, edificato su uno sperone roccioso al centro del Vallone. Attraverso una zona caratterizzata dai grossi massi residuo di antiche frane e dopo alcune svolte si arriva al rifugio m.2433

Ci mettiamo poco a renderci conto che la realtà è effettivamente altrettanto magica. Quattro ore di sentieri più o meno ripidi, più o meno insidiosi, carichi della nostra attrezzatura ma spinti dalla voglia di arrivare, di voler toccare il cielo con un dito, tanto era vicino in quel momento.

sentiero verso il Franchetti sentiero verso il Franchetti tratto di ferrata

Immersi in un paesaggio unico, dopo una camminata di oltre tre ore, dopo aver superato piccoli nevai, percorso sentieri a strapiombo sul nulla e scalette scavate nella roccia dal tempo, quando le forze, nonostante le ripetute soste, incominciano a venire meno, ecco un nuovo impulso per resistere: un tricolore sventola sopra di un picco in mezzo al vallone. E’ là che noi dobbiamo arrivare. Su quel picco si erge il rifugio, ancora tutt’altro che vicino. Quella presenza ci rassicura e ci infonde nuova energia. Ormai sappiamo che di lì a poco avremmo camminato al di sopra delle nuvole.

pareti di roccia pareti di roccia tricolore del Franchetti

Un vero viaggio verso il cielo, con spettacoli che solo la natura incontaminata può ancora regalare. La voglia di superare i propri limiti genera nella mente un susseguirsi di sogni, visioni, dubbi, paure, incertezze, le stesse che accompagnano la vita di ogni uomo che aspira al paradiso, sia esso interiore o reale secondo i propri credi. Solo due ore più tardi, provatissimi, noi raggiungiamo il nostro.

in cima al paradiso Gran Sasso

Un luogo tra la realtà e il sogno che lascio raccontare alle immagini. Fino a sera rimaniamo ad ammirare la natura che ci avvolge e ci ricorda che non siamo nulla al sua cospetto. Per noi era la pace.

rifugio Franchetti

Sabato 13 giugno 2009.
10 anime: 7 uomini 2 donne e 1 bambino.
Tempo di salita 4 ore e 30.
Oltre 600 metri di dislivello affrontato.
Ore 20.00 cena: pasta in brodo con fagioli e pancetta e polenta al sugo con le salsicce.
Ore 22.00 luci spente.

Non ci resta che sognare e prepararci per il Nevaio del Calderone, che ci aspetta l’indomani.

Un ringraziamento speciale agli organizzatori Giulio e Sabina di SnowparkRoma, a Luca Mazzoleni che ci ha ospitato nel rifugio Franchetti e a tutti i ragazzi che hanno partecipato entusiasti all’escursione:
Lorenzo, Federico, Simone, Manuel, Giorgia, Luca, Andrea, io.

calderone del Gran Sasso

…to be continued….

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I ride Abruzzo… che dire…

Maggio 29th, 2009 by Alberto

Alien Park 17 Maggio 2009

In un clima surreale si è svolto domenica 17 Maggio presso l’Alien Park di Ovindoli l’evento I Ride Abruzzo. Ci ha accolto un altopiano tutt’altro che deserto, ma in piena ripresa dopo il recente sisma che ha colpito la regione. Le persone rientrano lentamente nelle loro abitazioni e i negozi riaprono le porte ai primi clienti.
Anche il sig. Massimiliano Bartolotti, gestore della stazione Monte Magnola, deve aver respirato quest’aria di positività, tanto da decidere di traghettare personalmente e col sorriso un nutrito gruppo di snowboarders su per il canalone, dalla base degli impianti fino all’arrivo dell’Ovetto, con un camioncino.

trasporto sul pickup trasporto sul camioncino

Dalla Capanna Brinn cominciava la lunga camminata per raggiungere il park, venti minuti per i più allenati, una buona mezz’oretta per tutti gli altri, insomma giusto il tempo per scaldarsi un po’ i muscoli, ormai abituati alla vita romana… vi lascio immaginare

risalita a piedi

Una volta su, l’Alien era ancora in fase di shaping a causa del forte temporale della sera prima e così tutti hanno potuto riprendersi dalla salita, mangiare qualcosa e rilassarsi un po’ al sole.

relax sul gatto

Finalmente all’ora di pranzo, archiviata la linea salti, impraticabile a causa della neve troppo lenta, abbiamo letteralmente preso d’assalto i rail e box a disposizione, insieme al WC-Clan e Gangster Crew, scesi per l’occasione dall’Appennino tosco-emiliano. Oltre a loro anche altri gruppi da varie regioni italiane hanno partecipato con affetto alla manifestazione, aderendo in pieno al clima di festa che ci avvolgeva tutti: era il 17 Maggio e stavamo facendo snow a Ovindoli!!

Mura noseslide
Ohara 5-0 Sebastian fs

C’era però un pensiero che viaggiava costante nell’aria, una domanda: “Ma i local dove sono? Non era un evento organizzato in beneficenza per l’Abruzzo, terra tanto amata… dove sono finiti tutti?”.
La risposta rimarrà un mistero… forse non erano convinti dell’organizzazione dell’evento, su cui si possono fare sicuramente delle critiche… forse l’idea di bruciarsi le gambe in salita li ha fatti scappare verso il mare… forse avevano sentito dire che il tapi sarebbe stato fermo, cosa che infatti è accaduta… forse temevano che il park non sarebbe stato in piena forma, d’altronde cosa ci si può aspettare il 17 Maggio in Centro Italia… oppure semplicemente si sono spaventati all’idea di svegliarsi troppo presto… chi lo sa?

Marco noseslidebs1out

Non lo sapremo mai… Sicuramente ci sono state delle carenze nell’organizzazione come la difficoltà di dare soccorso in caso di infortunio o la mancata comunicazione di come saranno usati o sono stati usati i soldi raccolti, ma a noi sinceramente non ce ne frega niente, siamo saliti per fare un po’ di snowboard e farci la giornata di fine stagione che tanto ci mancava… ed è semplicemente quello che abbiamo fatto.

Alien Park 17 Maggio 2009

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Many ways to Termillo

Maggio 20th, 2009 by Alberto

Nicolò Cimini

Tornare in uno dei posti dove abbiamo mosso i primi passi nel freestyle ci emozionava un po’. Rivedere i luoghi frequentati per anni e poi, per un motivo o per un altro, persi di vista fa sempre un certo effetto.
Ma non c’è malinconia nei nostri pensieri. Non ci stiamo tornando con il bastone e la dentiera ad accompagnare i nipotini con lo slittino, ma ancora più incazzati di quando ce ne siamo andati: sempre con gli scarponi ai piedi, armati di pale e oltretutto con qualche anno di esperienza in più.

Nicolò Cimini Federico Marchi Daniele e Alberto Andrea Uzzo Bertollini

Tanti sono gli aneddoti che il Nico può raccontare di queste montagne, almeno quanti sono i tornanti che da Rieti portano al Terminillo. Del resto lui è davvero un local qui, lo conoscono in molti e perfino i poliziotti sembrano ricordare la sua faccia…

ruspe sulla strada per Leonessa panorama Terminillo

Ancora immersi nei nostri ricordi arriviamo a destinazione e dobbiamo fare i conti con una sorpresa che non ci aspettavamo proprio: la strada per Leonessa è ancora chiusa per neve e le ruspe stanno lavorando per liberare la carreggiata. E’ normale a ridosso di Maggio?
Ci tocca abbandonare l’idea di fare il fantomatico salto della strada su cui abbiamo fantasticato per un intera settimana, e avventurarci alla ricerca di uno spot che possa fare al caso nostro.
E a quanto pare il weekend è tutt’altro che buttato…

seggiovia del Conetto wallride del Conetto

I modi di ridare il Terminillo sembrano infiniti. Ad ogni curva troviamo qualcosa che cattura la nostra attenzione e alla fine quasi storditi decidiamo di metterci all’opera su un wallride veramente scenografico. La costruzione in cemento, risalente più o meno agli anni ’60 è la partenza di una incredibile seggiovia a 1 posto, di quelle senza poggiapiedi!!!

Alberto Martinelli fswall Andrea Bertollini bswall
Daniele Conti fswall Federico Pupo Marchi bswall

Dopo un breve summit su come usare il wall: “lateralmente o frontalmente?” optiamo per la prima soluzione, più alla moda e che ci permette di provare diversi trick.
Già dai primi tentativi tuttavia, incappiamo nel limite di questa struttura: il landing. Per andare grossi e sfruttare tutta l’altezza siamo costretti ad atterrare un pò in salita…… Il vero tick diventa azzeccare la velocità e prepararsi ad un bel ‘piattone’!

partenza wall Nicolò Cimini fswallfs3out

Al calar del sole, belli stanchi e con i menischi da buttare, rincasiamo se non altro per conservare qualche cartuccia per l’indomani……. La voglia di sentire l’aria sotto la tavola non è svanita e il giorno dopo ci ritroviamo su un pendio a circa 2000m di quota, a picco sulla strada e sotto il sole.

risalita spina costruzione spina

L’intento è di costruire una spina su un enorme accumulo di neve appoggiato sul fianco di un colle e pronto a venire giù da un momento all’altro… A suggerirci questo scenario apocalittico è stata una grossa slavina caduta pochi istanti prima qualche centinaio di metri più a monte.
Insieme alle lastre e ai blocchi di ghiaccio si sono staccati molti sassi che sono rotolati giù a valle emanando un grosso fragore e lasciandoci un po’ perplessi sul da farsi…

partenza spina Andrea Bertollini risalita

Quando è venuto il momento di saltare ognuno di noi ha dato tutto quello che poteva, esaurendo le ultime energie rimaste dopo la costruzione della struttura.
Ad ogni run la lunga risalita a piedi precede un vero e proprio lancio nel vuoto, con soli 7/8 metri di rincorsa ripidissima e la strada come unico riferimento sullo sfondo…..

Alberto Martinelli bsair Alex stalefish
Alberto Martinelli fs1sad

Credo di poter dire che questo weekend di fine stagione, denso di emozioni così diverse tra loro, ci ha fatto crescere un po’ tutti.
Un unico filo conduttore ci ha guidato ed ha concatenato tutti gli avvenimenti, impedendo che le difficoltà ci fermassero in un “bho? Che famo??”: la convinzione di riuscire a trovare un modo per vivere e sfruttare questa montagna, di inquadrare uno spot e farlo, di voler ancora accrescere il nostro bagaglio di freestyle.

On the road

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